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Attivismo d'artigianato

Riuso e autoproduzione: uno stile di vita

di Martina Tanganelli

Perché disfarsi di oggetti ancora utili producendone di nuovi che hanno un costo ambientale sempre più critico e che altro non fanno che arricchire poche corporation. Meglio il riuso, l’autoproduzione, uno stile di vita dai ritmi più umani. Nasce con questo spirito nel 2002 il movimento statunitense craftivism da craft (artigianato) più activism, ovvero un movimento di artigiani attivisti che non si limitano ausare materie prime ecologiche ma che vogliono diffondere messaggi politico/ambientali e sociali.

Il craftivism, secondo la fondatrice del movimento Betsy Greer è anche «vivere più lentamente, boicottare il materialismo, migliorare l’ambiente vicino e lontano da te». Confezionare una bambola in carta pesta, organizzare all’interno della propria comunità lezioni di arti manuali per bambini, realizzare abiti a maglia sono solo alcuni esempi di come mettere in pratica azioni in coerenza con i principi in cui i craftivisti credono: meno tecnologia e più contatto umano, riscoperta di antichi mestieri artigiani, ritmi meno frenetici e maggiore condivisione con gli altri. Oltre l’hobby e il bricolage, il craftivism è ormai un pensiero, una filosofia, un modo di vivere nel rispetto della natura, dei propri tempi, di quelli degli altri.

www.craftivism.com

Questo articolo è stato pubblicato su La Nuova Ecologia