Legno senza peccato
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Come scegliere parquet e mobili nel rispetto delle foreste e delle popolazioni che le abitano
di Martina Tanganelli
Ogni anno vengono abbattuti tra i 10 e i 16 milioni di ettari di foresta primaria: ogni 2 secondi si perde un’area forestata grande come un campo da calcio. Il taglio illegale del legno a uso industriale è attualmente la prima causa della riduzione delle foreste. Parquet, cornici, staccionate, soppalchi, sedie, utensili da cucina, mobili. Li scegliamo pensando siano fatti con uno dei materiali potenzialmente più ecologici, ma spesso nascondono crimini pesanti, ai danni dell’ambiente come delle popolazioni e delle economie che vivono di tale risorsa.
Il taglio illegale di legname può coinvolgere parchi e oasi protette e specie arboree in via di estinzione, ma anche costituire la base di appoggio per il finanziamento di guer¬re civili e la produzione di armi come lo sfruttamento economico delle popolazio¬ni che vivono la foresta. Fortunatamente, le alternative sostenibili ed ecologiche non man¬cano, sono concrete e garantiscono la tutela delle foreste, degli animali e delle comunità che le abitano. Oltre a valutare la scelta di carta e legno riciclato (vedi box), il consumatore può dirigere i propri acquisti verso prodotti certificati: sia il marchio Fsc (Forest stewardship council) che quello Pefc (Programme for the endorsement of forest certi¬fication) garantiscono una gestione forestale e una catena di produzione dei manufatti responsabile dal punto di vista ambientale e sociale.
«Il piano di organizzazione e sfruttamento delle risorse forestali – ci spiega Diego Florian di Fsc Italia – è fatto con criteri che rispettano gli equilibri degli ecosistemi, ponendo attenzione alle esigenze delle popolazioni locali, rendendo dignitose le condizioni di lavoro degli operatori e garantendo la sostenibilità economica di tale attività. Per quanto riguarda invece i prodotti finiti ottenuti dall’abbattimento di un albero, il marchio di certificazione viene assegnato solo se tutti i passaggi di trasformazione della materia prima in manufatto risultano coerenti rispetto ai 100 principi e ai 98 indicatori stabiliti da Fsc a livello mondiale e ponderati rispetto a ogni contesto locale».
Ma lo spettro di prodotti certificati Fsc o Pefc non si limita a legno e cellu¬losa e abbraccia numerosi oggetti che derivano indirettamente dai prodotti forestali: palloni, scarpe da ginnastica, tappi di sughero, cosmetici. «Esiste un tipo di gin – racconta Florian – che ha la certificazione Fsc perché ottenuto dalle pigne del pino montano del Belgio rac¬colte in boschi gestiti nel rispetto degli interessi economici, ambientali e sociali e la cui filiera segue i canoni stabiliti da Fsc. In Francia invece, esiste una linea di profilattici costituiti da lattice vegetale certificati Fsc e in America del Nord è possibile trovare anche le Bibbie certificate».
Se da una parte è possibile sfatare il mito per cui il legname tropicale sareb¬be necessariamente migliore di quello “nostrano” c’è qualche falsa verità anche per le specie ritenute amiche dell’ambiente. Il bambù, per esempio, è noto per essere un arbusto dalla crescita molto rapida il cui taglio quindi non compromette irrimediabilmente gli ambienti che popola perché capace di rinnovarsi velocemente. Vero, verissimo. Ma altrettanto vero è che si tratta di una pianta così detta idrovora, ovvero ad alto fabbisogno di acqua. «Certo, se si tratta di bambù proveniente da terreni che non vengono sottratti all’agricol¬tura, e in cui si utilizzano impianti di irrigazione sostenibili e compatibile con il fabbisogno idrico delle popolazioni limitrofe – commenta Florian – allora sì, il bambù diventa una risorsa ecologica e sostenibile».
Anche la questione della gestione è fondamentale: a parità di materia prima, una risorsa può essere ecologica in base a come viene gestita, dal reperi¬mento alla lavorazione. E allora l’arma più efficace per il consumatore resta la conoscenza. Un aiuto è la guida alla scelta del legno redatta da Greenpea¬ce, dove caratteristiche fisiche, pro¬venienza e utilizzo vengono indicati in schede specifiche per ogni pianta cui si attribuisce una valutazione in base alle criticità legate al suo impiego. Un utile vademecum per chi non vuole rinuncia¬re a un caldo parquet con la certezza di non aver contribuito alla distruzione ambientale e sociale. n
Info: www.fsc.org, www.pefc.it
Alberi banditi
Ramino: minacciato di estinzione secondo l’Iucn, è presente dove vive una delle ultime colonie di oranghi asiatici.
Bubinga: rientra tra le specie considerate minacciate dall’Iucn. È inoltre una pianta importante per i popoli nativi, che ne fan¬no uso medicinale.
Mogano Africano, Sapelli, Niangon: provenienti da Camerun, Li¬beria, Repubblica Centroafricana e Repubblica del Congo, oltre a essere causa della distruzione delle foreste vergini, spesso il loro commercio è legato a doppio filo con guerre locali e aspri con¬flitti sociali.
Larice siberiano: proviene dalla distruzione delle foreste vergi¬ni del Far east dove, con molta probabilità, viene tagliato ille¬galmente.
Questo articolo è stato pubblicato sulla rivista La Nuova Ecologia