Skip to Content

Nuova vita all'usato. Mercatini in cortile per liberarsi del superfluo

Tra crisi e moda vintage esplodono i mercatini dell'usato
 
Un servizio di porcellana inglese, l’Allegro chirurgo completo di tutti i pezzi, camicie a fantasie optical, anfibi militari, un vecchio disco di Coltrane, la Polaroid, ricambi per auto e quella goccia di cristallo che da anni mancava al lampadario della nonna. Oggetti d’altri tempi ed effetti collaterali del consumismo escono dalle cantine e si avviano verso una nuova esistenza. Oltreoceano li chiamano yard markets o garage sales e sono un’abitudine consolidata. Di sabato nelle cittadine americane è facile imbattersi in banchetti che espongono centinaia di oggetti che non trovano più posto in casa. Roba di cui liberarsi, in vendita a prezzi d’occasione. E ora, tra moda vintage, crisi economica e appartamenti sempre più piccoli, le bancarelle improvvisate per disfarsi del superfluo si stanno diffondendo anche da noi. E nei salotti e nei cortili si acquista o si baratta un po’ di tutto.
 
«Tra studenti si è sempre fatto - racconta Marta, studentessa di Bologna, città dove questa abitudine si sta rapidamente diffondendo - Ogni volta che qualche amico cambiava casa vendeva o regalava tutta la mobilia che aveva acquistato per il vecchio appartamento e che nel nuovo non gli sarebbe più servita. Materassi, poltrone, addirittura lavatrici». Ora è diventato un fenomeno più strutturato. «Si organizzano mercatini o aste. Si fa girare una e-mail e si invitano gli amici. C’è chi lo fa in giardino, chi semplicemente in casa. C’è l’amica che vende gli abiti che non le stanno più e chi vuole cambiare tutta l’attrezzatura tecnologica e dà via computer, monitor e tastiere».
 
Si risparmia e si aiuta l’ambiente. E non è più cosa diffusa solo tra gli studenti. Il riciclo e il baratto vanno di moda. Nei salotti della Londra bene ci si trova per scambiarsi vestiti e accessori. Li chiamano swap party e tra gli ospiti capita di trovare personaggi del jetset come Kate Moss, Elizabeth Hurley o Lindsey Lohan. Anche in Italia la moda del riciclo ha conquistato le celebrità: da Giovanna Mezzogiorno che indossa lo smoking del padre a Lapo Elkan che usa gli abiti del nonno. Tendenza consacrata anche dalla capitale italiana della moda, Milano, dove il vintage incrocia l’arte contemporanea. A settembre la galleria Assab One ha ospitato nei suoi locali un garage sale che tra tecnologia d’epoca, giocattoli, abiti e libri «apre una riflessione sull’accumulo e su altre modalità di consumo, sul riciclo e sullo scambio», come spiega l’ideatrice del progetto e direttrice di Assab One, Elena Quarestani. Una vendita organizzata per raccogliere fondi per realizzare i progetti artistici della galleria, ma soprattutto per creare vuoto: «Sentivo il bisogno di liberarmi dei troppi oggetti accumulati nel corso di una vita. I miei e quelli di mia madre. È stato un lungo processo di alleggerimento, di svuotamento» racconta Elena che, oltre a disfarsi delle sue cose vendendole a prezzi stracciati, ha chiesto a 20 artisti di partecipare. A metà tra mercatino e happening artistico, Assab One vuole essere di esempio: «Si parla tanto di tornare a consumare. Noi abbiamo voluto dare uno stimolo in una direzione diversa: gli oggetti hanno una speranza di vita molto superiore alla nostra e possiamo imparare a riciclare». E qui è il luogo stesso ad essere “riciclato”: «La galleria nasce nell’edificio che era stato la prima azienda grafica di mio padre - conclude  Elena Quarestani - Mentre svuotavo i locali di tutti i macchinari, con l’intenzione di vendere, è venuta fuori l’idea di farci una mostra. Così è emersa la nuova identità di questo luogo». 
 
Intanto anche i mercatini delle pulci stanno conoscendo una fase di nuovo splendore. Che si chiamino Marché aux puces, flea market, flohmarkt, sono vasi di Pandora, scrigni gonfi di tesori del passato. Amati dai Surrealisti, imercati delle pulci hanno una lunga storia. Il primo sembra sia stato quello di Saint Ouen, a nord di Parigi che resta il più grande d’Europa. Famosi sono Portobello e Camden town a Londra, punti di riferimento della cultura alternativa. In Italia ogni città ha il suo. A Torino è il leggendario Balôn, dove ogni torinese sa di poter trovare di tutto. Rimesso a nuovo di recente, non ha perso la sua autenticità. A Firenze c’è il mercato de’ Ciompi che sopravvive tenace alla trasformazione della città. A Roma c’è Portaportese che ancora riesce a stupire con i suoi improbabili oggetti anche se i “vintagisti” romani più esperti ormai preferiscono via Sannio dove si trovano, tra l’altro, vestiti di alta moda retrò in ottimo stato.
 
E usato non è solo bancarelle. Lungo tutta la Penisola si moltiplicano negozi e botteghe dedicati al vintage che non attirano più soltanto nostalgici dei ‘70. Un vero e proprio business confermato dai dati di una recente indagine della camera di Commercio di Milano secondo cui negli ultimi cinque anni il mercato dell’usato in Italia è cresciuto del 35%. Soltanto a Roma le imprese del settore sono cresciute dell’83,3% dal 2004 a oggi. Complessivamente in Italia esistono 3.433 imprese che lavorano nel settore.
 
Anche la rete è una fonte inesauribile di occasioni di riuso. C’è il gigante E-bay che ha inventato le aste on line, i vecchi giornali di annunci che si sono spostati sul web e vari “luoghi” dove vendere o scambiare oggetti. E il fenomeno non poteva non fare la sua comparsa su Facebook dove c’è chi ripropone lo yard market in versione 2.0. Già diffusi all’estero, i gruppi dedicati allo scambio sbarcano sul social network anche in versione italiana. L’idea è di una ragazza che da anni vive in affitto a Roma, in un appartamento con cinque stanze nelle quali, nel corso degli anni, sono passati molti inquilini. Tutti con una scia di oggetti dimenticati: «Volevo trovare un modo per liberarmi di tutta questa roba senza però buttarla - racconta Carla Ottaviano - Ho pensato di sfruttare la rete e il gruppo su Facebook mi è sembrato il modo più facile». Si chiama yardmarket Italia e a poche settimane dalla nascita ha già decine di iscritti. «In questo spazio ognuno mette a disposizione gli oggetti che non utilizza più. Può offrirli gratuitamente o stabilire un prezzo oppure metterli all’asta o chiedere qualcosa in cambio». E gli scambi fervono.
 
Articolo apparso su " La nuova ecologia"