Regali e antiregali

Un autunno di proteste non poteva che concludersi con un Natale antagonista. Lo spirito di Occupy Wall Street entra nella festa più consumista dell'anno, per ricordarci il valore dei nostri acquisti
di Maurita Cardone
Eccoci di nuovo tutti impacchettati nelle nostre auto, imbottigliati nel traffico urlante a cercare di assicurarci un parcheggio al mall o per le vie del centro città, per poi buttarci nel caos febbrile dello shopping. È di nuovo Natale, la festa in cui dare è obbligatorio. Non che ci sia nulla di male nell’idea del donare, ma lo stress e l’isteria degli acquisti che da qualche decennio accompagnano questa festa, hanno da tempo smesso di avere a che fare con l’atto del regalare e sono diventati piuttosto imperativo categorico della società del comprare. Ma dopo un autunno di proteste e movimenti sociali, forse l’Occidente è pronto per un Natale diverso, fatto dal e per il 99%, capace di rispondere ai bisogni reali di un’epoca di crisi economica e sociale.
Quest’anno lo spirito di Occupy Wall Street, come in una favola di Dickens, mette a nudo la follia del nostro stile di vita e ci rivela che questa festa si può vivere in altro modo. Su internet stanno nascendo vari gruppi sotto il nome di Occupy Christmas. Alcuni hanno un approccio più radicale e parlano di antagonismo e resistenza, chiedono di boicottare il Natale. Altri, più morbidi, propongono un modo diverso di trascorrere le feste e di fare i regali e incoraggiano a scegliere prodotti di artisti e artigiani locali, a fare acquisti nelle piccole attività commerciali a conduzione familiare, ad autoprodurre i doni o a regalare gesti, tempo, azioni, aiuto. Chiedetevi dove vanno i vostri soldi quando fate shopping, dicono gli animatori di uno di questi gruppi su Facebook. Spendere soldi è come votare, significa influenzare la società, ci ricordano.
Occupy Christmas ha una filosofia simile a quella che anima il Buy Nothing Christmas, nato qualche anno fa, in area Adbusters, la stessa rivista che ha lanciato Occupy Wall Street. Il Natale senza acquisti è partito dal Canada con l’obbiettivo di decommercializzare questa festa per restituirla a uno spirito più autentico, più solidale, più ricco di significati e con un minore impatto sul Pianeta. Il gruppo organizza campagne, manifestazioni, flash mob e azioni di protesta nei centri commerciali per dire che il Natale è più bello se liberato dall’ossessione degli acquisti e dalle spese inutili.
Mia madre sospira quando le dico che quest’anno dovremmo dire no al consumismo natalizio “Eh, ma se ci togliete anche il Natale..” - dice. Lo spirito, tuttavia, non deve essere quello della rinuncia, nonostante il momento di crisi si presterebbe a uno scatto di austerità. Niente rammarico per la festa perduta: basta cambiare modo di pensare, usare un poco di immaginazione. In questo periodo di recessione, non ci serve certo un Natale deprimente, ma per continuare a festeggiare possiamo provare a sostituire il concetto di consumo con quelli di riciclo, scambio, condivisione, l’atto dell’acquisto con quello della produzione.
E se proprio si deve comprare, che sia locale, artigianale, equo solidale. Che sia la piccola azienda, la realtà in difficoltà, la bottega all’angolo, il mercatino dell’artigianato, il negozio dell’usato. Che siano oggetti utili, che siano prodotti amici dell’ambiente, che non siano confezionati in pesante packaging.
Di idee ce ne sono tante e centinaia sono le cose che potreste fare con le vostre mani, ma se proprio non avete il pollice dell’artigiano o vi manca la fantasia, ecco qualche suggerimento: donate semi e bulbi corredati di consigli su come coltivarli; regalate attività o servizi come un abbonamento al cinema, un biglietto per il teatro o per un concerto, un massaggio, una cena, la tessera dell’autobus, la sottoscrizione al bike o car sharing. Se siete affezionati all’idea dell’oggetto, scegliete prodotti gastronomici, che di sicuro non sono mai inutili, un cesto di frutta e verdura bio o qualche prelibatezza nostrana e preferite prodotti dei piccoli agricoltori locali; oppure regalate abbonamenti a riviste: la cultura e l’informazione fanno bene al Pianeta. Se vi piacciono i gadget scegliete quelli più sostenibili: in commercio si trovano tanti piccoli elettrodomestici alimentati da pannelli solari o a dinamo, come caricabatterie, radio, torce, orologi e sveglie. Potete anche regalare donazioni o sottoscrizioni ad associazioni ambientaliste o benefiche
E per i pacchetti usate materiale riciclato recuperando vecchie riviste, buste e sacchetti.
Ma il Natale e i suoi consumi non si limitano ai regali. Gli sprechi regnano in ogni singola espressione di questa festa. Ma come rinunciare alle caratteristiche decorazioni o al cenone? Non serve farne a meno, basta fare tutto con qualche accortezza, come suggerisce Greenpeace nel suo decalogo di buone pratiche natalizie. L’associazione ambientalista consiglia un cenone a chilometri zero, libero da ogm, senza carne e scegliendo con attenzione il pesce, utilizzando stoviglie lavabili o, se usa e getta, in materiale certificato eco, scegliendo rami di potatura invece che abeti per l’albero di Natale, illuminazioni a led e regali sostenibili.
Infine, certa di suonare melensa e retorica, vi regalo il consiglio dei consigli: state insieme e state allegri, ché di tristezza e depressione, in quest’anno di recessione, ce n’è abbastanza. E ci sarà bisogno di tanto ottimismo e spirito di collaborazione per affrontare il nuovo anno e provare a reinventarci una società migliore.
Pubblicato in esclusiva su L'Indro e qui ripubblicato per gentile concessione.
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