Tanta confusione sull'acqua all'arsenico
Dopo il panico iniziale e alcuni provvedimenti della Regione, i cittadini laziali hanno ancora molti dubbi su ciò che esce dai loro rubinetti. Proviamo a fare chiarezza
di Maurita Cardone
Allarme, rimpallo di responsabilità e soprattutto tanta confusione circondano la vicenda dell’arsenico negli acquedotti laziali. Nei giorni scorsi la Ue ha dichiarato che non ci saranno più deroghe per l’adeguamento ai limiti stabiliti nel 1998. Un provvedimento che riguarda 91 comuni laziali, per la maggior parte in provincia di Viterbo (60).
Dopo qualche giorno di discussioni la Regione ha deciso di nominare un commissario straordinario per l’emergenza, ha chiesto alla protezione civile lo stato di calamità e ha stanziato 8 milioni di euro, da utilizzare, con procedure accelerate, per realizzare nuovi impianti. E dall’ente promettono: «Per i comuni che saranno costretti a interrompere la fornitura contiamo di toranre a regime in un arco di 12-18 mesi».
In molte zone del Lazio l’acqua viene prelevata in terreni di origine vulcanica, naturalmente ricchi di arsenico. La gente lo sa da tempo ma, mentre l’Ue dice che, per evitare rischi alla salute, il metallo deve restare entro i 10 microgrammi per litro, la Regione ha chiesto al ministero della Sanità un’ulteriore deroga a 20 che salverebbe 46 dei 66 comuni che tuttora presentano valori superiori a 10. Nei restanti 20 i valori arrivano anche a 50. Da qui la decisione di chiudere i rubinetti. Il primo a farlo è stato il sindaco di Velletri, Fausto Servadio: «Ho dovuto assumermi delle responsabilità – spiega – disponendo l’interruzione dell’erogazione nella zona in cui i valori superavano i 20 microgrammi. Per le altre zone c’è il divieto per usi alimentari solo per i bambini sotto i 3 anni».
Ma se si sapeva che l’arsenico c’è e che c’erano delle disposizioni comunitarie in materia, bisogna chiedersi come mai si sia arrivati al 2010 senza riuscire a portare i valori entro i limiti di legge. «C’è un programma condiviso con Acea, gestore del servizio idrico – precisa Servadio – che prevede che entro il 31 dicembre vengano attivati tutti gli investimenti necessari per rientrare nei parametri» .
La stessa Acea, che a Velletri ha preso in carico il servizio nel 2006, già nel luglio 2009 aveva emesso una comunicazione alla cittadinanza sconsigliando l’uso alimentare dell’acqua per i bambini. «Stiamo cercando delle soluzioni - spiega Andrea Bossola, direttore area idrica Acea - e abbiamo già ridotto l’arsenico. Va detto che Acea è coinvolta solo in 11 comuni e su questi solo 4mila residenti nell’area di quell’unico pozzo con valori superiori a 20 che è di un privato convenzionato da cui acquistiamo acqua. Si tratta dell’area dove il sindaco di Velletri ha interrotto l’erogazione. Al momento stiamo sopperendo con cisterne, ma entro 20-25 giorni risolveremo il problema. Tuttavia per dare una risposta definitiva a tutta l’area servirebbe un nuovo acquedotto».
Questo articolo è stato pubblicato su Il Sole 24 Ore dell'8 dicembre 2010