
Un autunno di proteste non poteva che concludersi con un Natale antagonista. Lo spirito di Occupy Wall Street entra nella festa più consumista dell'anno, per ricordarci il valore dei nostri acquisti
di Maurita Cardone
Eccoci di nuovo tutti impacchettati nelle nostre auto, imbottigliati nel traffico urlante a cercare di assicurarci un parcheggio al mall o per le vie del centro città, per poi buttarci nel caos febbrile dello shopping. È di nuovo Natale, la festa in cui dare è obbligatorio. Non che ci sia nulla di male nell’idea del donare, ma lo stress e l’isteria degli acquisti che da qualche decennio accompagnano questa festa, hanno da tempo smesso di avere a che fare con l’atto del regalare e sono diventati piuttosto imperativo categorico della società del comprare. Ma dopo un autunno di proteste e movimenti sociali, forse l’Occidente è pronto per un Natale diverso, fatto dal e per il 99%, capace di rispondere ai bisogni reali di un’epoca di crisi economica e sociale.