Tra crisi e moda vintage esplodono i mercatini dell'usato
Un servizio di porcellana inglese, l’Allegro chirurgo completo di tutti i pezzi, camicie a fantasie optical, anfibi militari, un vecchio disco di Coltrane, la Polaroid, ricambi per auto e quella goccia di cristallo che da anni mancava al lampadario della nonna. Oggetti d’altri tempi ed effetti collaterali del consumismo escono dalle cantine e si avviano verso una nuova esistenza. Oltreoceano li chiamano yard markets o garage sales e sono un’abitudine consolidata. Di sabato nelle cittadine americane è facile imbattersi in banchetti che espongono centinaia di oggetti che non trovano più posto in casa. Roba di cui liberarsi, in vendita a prezzi d’occasione. E ora, tra moda vintage, crisi economica e appartamenti sempre più piccoli, le bancarelle improvvisate per disfarsi del superfluo si stanno diffondendo anche da noi. E nei salotti e nei cortili si acquista o si baratta un po’ di tutto.
«Tra studenti si è sempre fatto - racconta Marta, studentessa di Bologna, città dove questa abitudine si sta rapidamente diffondendo - Ogni volta che qualche amico cambiava casa vendeva o regalava tutta la mobilia che aveva acquistato per il vecchio appartamento e che nel nuovo non gli sarebbe più servita. Materassi, poltrone, addirittura lavatrici». Ora è diventato un fenomeno più strutturato. «Si organizzano mercatini o aste. Si fa girare una e-mail e si invitano gli amici. C’è chi lo fa in giardino, chi semplicemente in casa. C’è l’amica che vende gli abiti che non le stanno più e chi vuole cambiare tutta l’attrezzatura tecnologica e dà via computer, monitor e tastiere».